Oms carne cancerogena come il fumo

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Oms carne lavorata cancerogena “come il fumo”

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Il consumo di carne lavorata può provocare il cancro all’intestino, allo stesso modo con cui rischiamo fumando di ammalarci di tumore al polmone e respirando vicino oggetti di asbesto e amianto.

Insaccati

La conferma arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità, dopo che il quotidiano britannico Daily Mail aveva anticipato lo scorso venerdì che l’Oms avrebbe aggiornato le liste degli alimenti pericolose in questa direzione.

Nel mirino wurstel, salumi e carni in scatola che sono state inserite nel gruppo 1 delle circa 115 sostanze cancerogene a pericolosità più alta, come il fumo, l’amianto e l’arsenico. Meno a rischio ma sempre pericolose le carni rosse ‘fresche’, come la carne di maiale, insieme a quella di manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre. Quest’ultime classificate come probabile cancerogeno nel gruppo 2A, dove si trova anche il glifosato, ingrediente attivo di molti diserbanti. Il rischio ovviamente aumenta con l’aumento delle quantità consumate.

Carne rossa

Gli esperti hanno concluso che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%. Ma lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e alla prostata.

Non poteva mancare l’intervento degli oncologi, contro gli allarmismi: Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) dice che l’oms conferma dati che conoscevamo da tempo, ovvero che ”la presenza di conservanti o di prodotti di combustione in questi alimenti è legata ad alcuni tipi di tumore. Per quanto riguarda le carni rosse è una questione di modalità e di quantità, non esiste una ‘soglia di esposizione’ oltre la quale ci si ammala sicuramente. Il messaggio che dobbiamo dare è che la carne rossa va consumata nella dovuta modalità, una o due volte a settimana al massimo. Il messaggio principale è invece un invito a tornare alla dieta mediterranea, che ha dimostrato invece di poter diminuire il rischio di tumore”.