Solanacee: conoscerle, sceglierle e consumarle con moderazione

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Solanacee: conoscerle, sceglierle e consumarle con moderazione

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Le solanacee sono alcune verdure caratterizzate dalla presenza di solanina, una sostanza alcaloide che se assunta in quantità eccessive può provocare disturbi di varia natura a diversi organi e apparati e perfino morte in caso di intossicazione grave.

Ci sono alcuni sistemi alimentari, come la macrobiotica e altri metodi affini, che per evitare rischi di intossicazione, invitano a non assumere pomodori, peperoni, patate e melanzane che fanno parte di questa famiglia.

Quali verdure appartengono alle solanacee?

Appartengono a questa famiglia alcuni tra gli ortaggi più consumati, apprezzati e prelibati della tavola,soprattutto di quella mediterranea, si tratta infatti di:

  • Melanzane
  • Pomodori
  • Peperoni
  • Patate

La solanina è presente nella pianta da quando il seme comincia a germogliare, nelle radici, nel fusto, nelle foglie, nei fiori e nel frutto acerbo. Quando il frutto è maturo al punto giusto, la solanina vine convertita in altre sostanze nutrizionali, non tossiche. Accade lo stesso nella frutta (mele, uva, cachi, banane ecc.), che quando è acerba contiene sostanze tossiche ma a maturazione ultimata diventa un alimento non solo inoffensivo, ma addirittura salutare. Analogamente, pomodori, peperoni, patate e melanzane, saranno tanto più salutari quanto più la solanina presente nei frutti acerbi sarà convertita in carboidrati o altre sostanze nutrizionali.

Fate attenzione perchè la solanina viene neutralizzata solo parzialmente con la cottura del vegetale che la contiene, perciò in caso si adoperassero frutti acerbi di solanacee da cuocere, il problema si ridurrebbe ma non si eliminerebbe. Infine è possibile prevenire le intolleranze alle solanacee rispettandola stagionalità che consente di assumere le verdure di questa famiglia in determinati periodi dell’anno e non sempre. Dopo due o tre mesi di assunzione frequente sarebbe sempre opportuno programmare una pausa di almeno un mese, ma questasarebbe una buona regola quasi per tutto.

In che modo il nostro corpo elimina la solanina?

Gli studi sono controversi. Ricerche effettuate su topi, ratti, criceti, scimmie, uomini hanno dato esiti diversi, ma diverse sono state anche le modalità di somministrazione. La solanidina pura (l’alcaloide finale, dunque, che nei cibi è tale solo in piccole quantità) sembra venire assorbita in buona percentuale, mentre le solanine come glicoalcaloidi presenti negli ortaggi vengono in buona parte eliminate con feci e urine nel giro di 24 ore (i roditori in testa: 70-80%). Una volta accumulate nell’organismo sembra invece che vengano smaltite lentamente (mesi). Si accumulano, dove più dove meno, in quasi tutti gli organi. Una sintesi plausibile di quanto si sa finora è questa: le solanine presenti nei cibi vengono eliminate, o meglio non assorbite, fino al 70-80% con feci e urine nel giro di 24 ore. Quelle che vengono assorbite e si accumulano negli organi hanno una vita (cioè un tempo di dimezzamento) di 30-60 giorni.

Come si fa a sapere quando una solanacea è matura?

In generale è il colore verde a tradire uno stato di non completa maturazione. I frutti acerbi sono verdi e se tagliati, presentano tracce di questo colore all’interno, anche se solo come alone (pensate alle melanzane immature). Discorso a parte per le patate; quando una tubero presenta diversi getti ed un aspetto deteriorato è meglio evitare il suo consumo. La solanina inizia a formarsi non appena i tuberi vengono esposti alla luce solare.
La sua presenza è facilmente identificabile dall’aspetto della patata, poiché la concentrazione di solanina è proporzionale al numero dei germogli e all’estensione delle parti verdi. Patate dall’aspetto vecchio, rugoso e spugnoso contengono maggiori quantità di solanina rispetto ai tuberi novelli. Anche la conservazione, che deve sempre avvenire in un luogo buio, asciutto e fresco (ma non troppo), influenza in modo importante la presenza dell’alcaloide nella patata.